caletta verde

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Ieri sera in dolce compagnia, approfittando del chiaro di luna, ho fatto una passeggiata a mare.
Liggiù, dopo del prato, dopo dei sassi, dove c’è quello scoglio e quella deliziosa caletta dove il mare ha creato una covata di sassi…
Arriviamo: “respira… bleah! ma cos’è questa puzza?”

Facciamo un passo indietro nel tempo.
Grazie alla cocciutaggine di Serena il 6 luglio scorso ho avuto l’onore e il piacere di accompagnare due tecnici dello staff della campagna Goletta Verde di Legambiente nelle coste ragusane.
L’incontro è frutto di una serie di segnalazioni e di alcune coincidenze fortuite per Goletta Verde.
Abito questi luoghi da poco più di due anni e solitamente non mi interesso di scarichi fognari.
Loro avevano interesse a fare i prelievi in corrispondenza di questi posti.
Noi eravamo a conoscenza di una situazione delicata, reiterata e frequente, sita in località Costa di Carro (posto che adoro come si legge qui e qui), dove sfocia il torrente Trippatore e scarica qualche presunto abusivo.
I tecnici si sono ostinati a fare i prelievi in altre località ignorando, nonostante la nostra cortese presenza e guida, la nostra richiesta. Mglio dare continuità statistica a prelievi inutili (come ad esempio la spiaggia di Marina di Modica) piuttosto che iniziare ad osservare una presunta situazione critica.
Segnalo inoltre l’assenza totale dei circoli territoriali che si presuppone conoscano il territorio piuttosto bene presenziando insisistentemente sul campo e sui temi.
Quella puzza è esattamente la nostra segnalazione, ignorata da Legambiente e dallo staff di Goletta Verde.
Deluso, amareggiato e arrabbiato mi sono allontanato da quell’angolo di paradiso e me ne sono tornato a casa.

no MUOS & si VITA

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La sughereta di Niscemi è un immenso tesoro della natura mondiale, umana…

Da anni c’è un popolo che si batte per questo tesoro, per il proprio diritto alla salute, alla sovranità sul proprio territorio e per l’ambiente. Sì, perché all’interno di questa riserva sono state montate negli anni ’90 46 antenne (sistema NRTF-8) a scopo militare dalla Marina Militare Americana. Da qualche anno a questa parte alla base si lavora per ampliare le potenzialità comunicative della guerra globale che gli eserciti occidentali stanno intraprendendo.

Il popolo siciliano non vuole essere complice né vittima.

Dedico a questo popolo, attore protagonista nascosto dalle "prime donne", la piccola vittoria di oggi.

t’amo senza sapere come

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di Chiara Carpinteri

“T’amo senza sapere come” è il titolo che dà il nome allo spettacolo di teatro-danza scritto e diretto da Angelo Ruta, interpretato da Pietro Pignatelli e Maria Carpaneto, andato in scena giorno 15 gennaio al Teatro Garibaldi a Modica. Lo spettacolo ha aperto la rassegna “La follia in scena – parte prima” ed è tratto dalle lettere tra Sibilla Aleramo e Dino Campana. “Ho scoperto – spiega il regista – che Campana è uno dei poeti più amati tra i giovani, e uno dei più letti in assoluto”. Lo spettacolo è stato concepito come un racconto – continua – in cui le tracce biografiche emergono a poco a poco e narra di una storia per niente d’amore, alla cui disperazione si aggiunge il disperato bisogno d’amare, dell’uno e dell’altra, ciascuno a suo modo emarginato dalla morale comune. Si tratta di uno spettacolo a due voci, impreziosito da momenti di teatro-danza che rendono in modo straordinario il racconto “visivo”, scandito dalla canzone “Besame Mucho” in diverse interpretazioni, che ne fa da leitmotiv.
Una chiave di lettura quella di Angelo Ruta in questa forma di teatro più intimo che vuole porre l’accento su temi quali la libertà, la passione e la follia.
Lo spettacolo sembra essere stato particolarmente apprezzato dal pubblico: è stato naturale lasciarsi trasportare dalle emozioni e dalle infinite sensazioni che i versi delle poesie di Dino Campana recitati da Pietro Pignatelli e danzati da Maria Carpaneto hanno suscitato.
Inevitabile immergersi in quell’atmosfera di passione e tormento, tra liti e riappacificazioni e gradire la costruzione e i dettagli delle scene, i costumi e le musiche. Uno spettacolo ricco di pathos, vivo e intimo, in cui si percepisce la stessa sofferenza, gli stessi silenzi, gli allontanamenti ora dell’uno ora dell’altro racchiusi dentro il fitto scambio di lettere tra Dino e Sibilla. La danza e il teatro insieme sottolineano in modo ancora più intimo i momenti salienti di “quel viaggio che chiamavano amore..”, mettendo in risalto le sfumature di un poeta romantico e fragile, ma anche violento e instabile e di una scrittrice famosa, bella, libera, molto corteggiata, innamorata più che altro dell’idea stessa dell’amore, entrambi con alle spalle storie difficili. Pietro Pignatelli e Maria Carpaneto fanno rivivere in modo incalzante la vorticosa e folle danza di sensazioni, emozioni, gioie e dolori racchiusa nelle righe di una poesia in particolare che Dino Campana scrisse a Sibilla Aleramo:

“..le cercavamo insieme,
abbiamo trovato delle rose,
erano le sue rose,
erano le mie rose,
questo viaggio chiamavamo amore,
col nostro sangue e con le nostre lacrime facevamo le rose,
che brillavano un momento al sole del mattino,
le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi,
le rose che non erano le nostre rose,
le mie rose, le sue rose”.

(tratto da “In un momento”, di Dino Campana
a Sibilla Aleramo, 1917)

t'amo senza sapere come - la galleria fotografica
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autocostruirsi un tavolo per still-life

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Chi si sia cimentato almeno una volta in una fotografia di carattere commerciale ben sa quante e quali siano le difficoltà .

Uno strumento che aiuta molto nella produzione di questo tipo di immagini è un tavolo con un piano traslucido in modo che si possa illuminare l’oggetto anche dal basso.

Un tavolo del genere però ha dei costi spesso piuttosto alti per chi non ha un capitale alle spalle (un tavolo del genere viene a costare circa 500euro) e può comunque pensare di crearselo con un po’ di fantasia e tempo, risparmiando circa l’80%.

Io ho realizzato il mio modestissimo progetto.

Ingredienti:

- pannello plexiglas 2x1m spessore circa 3mm, il mio è 2,5 circa.
- muraletti in sezione 5x5cm. 2 pezzi da 70cm per i piedi anteriori, 2 pezzi da 1,5m per i piedi posteriori e 5 pezzi da 1m di cui 3 per supporto fra i due lati e due il retro con la parte anteriore.
- tavole in sezione 2x10cm. 5 pezzi da 1m di cui uno per collegare in basso l’anteriore con il retro e poterci appoggiare luci al centro e 4 pezzi per creare gli incastri in testa e al piede per tenere il pannello; 4 pezzi da 70cm per tenere il pannello ai lati.

Le parti di tavole a sandwich che stringono il pannello hanno all’interno sulla parte che va a contatto con il pannello una striscia di gomma adesiva da un lato (tipo quella che si mette sugli stipiti delle porte) per massimizzare la presa delle tavole sul pannello.

Ho usato sia delle viti da 30mm che delle viti autoforanti più sottili e da 35mm; queste ultime sono state utilizzate soprattutto per stringere le tavole. Se non dovessero tenere il prossimo passo è la vite passante con bulloncino!

Alcune modifiche con il famosos senno di poi:

- lo farei più profondo di 20 o 30 cm riducendo il labbro anteriore che mi è venuto un po’ troppo abbondante.
- i supporti andrebbero pensati meglio come si vede nella foto #6.
- farò un rivestimento opzionale con pellicola opaca (forse carta da forno o carta da imballaggio).

Svolgimento: le foto




Amare… arance amare!

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Quanto sono buone le nostre arance? Quanto sono saporite!?!

Sin dalle scuole elementari ci insegnano che una delle maggiori risorse della nostra regione sia la terra, l’agricoltura.
I nostri imprenditori lo sanno bene, ma come ogni cosa, in Calabria, impariamo dagli esempi peggiori che esistono sul territorio e quindi se prima per la raccolta delle olive c’era lo sfruttamento della manovalanza femminile ora c’è lo sfruttamento dei calndestini.

Per esportare le nostre arance abbiamo importato il peggio dell’Africa: la sua capacità di adattarsi alle peggiori situazioni… assenza d’acqua, di igiene, di calore, di corrente elettrica, di servisi igienici, di spazi vivibili… di diritti umani.
Questo è oggettivamente visibile all’Ex-Cartiera, alla Rognetta e alla Collina. Questi i nomi delle tre baraccopoli di Rosarno e dintorni. Non è un’esagerazione: di baraccopoli si tratta.
Quest’anno la situazione rispetto al rapporto di Medici Senza Frontiere del 2008  è sostanzialmente immutata eccetto che all’Ex-Cartiera, la struttura più grande, per i suoi seicento ospiti sono stati installati otto bagni chimici e l’autospurgo del comune tre volte a settimana pulisce, libera quelle sottospecie di servizi igienici che ci sono nella struttura. Che lusso, eh?
La situazione è pessima.
No, anzi… più che pessima.

Ma queste persone sono abbandonate a sé stesse?
Possibile che pur esistendo siano così invisibili?

I soggetti attivi in questo contesto sono il comune di Rosarno, Medici Senza Frontiere (MSF) e OMNIA, l’associazione dei migranti di Rosarno.

La giunta del comune di Rosarno è stato sciolta qualche mese fa ed ora il comune è commissariato. Ovviamente non può fare niente per questa gente perché sono quasi tutti clandestini e offrire loro un servizio sarebbe perseguibile penalmente. Probabimente anche il campo tende che ha proposto la Protezione Civile sfumerà per motivi legali.
MSF è presente sul territorio da tre anni e offre le cure mediche di base, informazione sanitaria e collabora strettamente con OMNIA la quale offre assistenza legale, mediazione culturale e si occupa di progetti di integrazione sociale e culturale.

La situazione è grave, in bilico tra due fuochi: 1500 (questa la stima di MSF) uomini sfruttati e le cosche e gli imprenditori che hanno tutti gli interessi a mantenere basso il costo della manodopera agricola.

La cittadinanza tace, ogni tanto lancia qualche sasso e spesso qualche insulto.

La chiesa si lava la coscienza portando qualche panno che viene usato per qualche giorno di lavoro ma che dopo pochi giorni di lavoro diventa spazzatura non essendoci un posto per esser lavato. Eppure Cristo è qua. È qua che è nato Gesù bambino, non in una grotta nel deserto!


foto: Lorenzo Maccotta © tutti i diritti riservati

Altri link:

MSF rapporto 2008
MSF notizia del dicembre 2008
calabrianotizie.it

il paesaggio naturale – II

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Nella continua ricerca sul tema del paesaggio (su questo blog iniziata qui) è fondamentale il mio incontro con la montagna e soprattutto con il massiccio del Pollino, naturale confine tra Calabria e resto del mondo.

Il fascino di questa montagna sta nell’accostamento di forme così estreme, così assurde da suscitare sensazioni davvero profonde nel visitatore.

Queste forme sono: le sagome delle montagne (ricordando che la cima più alta, 2267m, si chiama Dolcedorme proprio perché a vederla da lontano sembra una donna che dolce dorme), le forme dei Pini Loricati, che secchi continuano a far vivere il paesaggio dei loro suggestivi chiarissimi scheletri (vedi foto), i prati di quota che ritagliano aria dalla quota delle cime rievocando antichi ghiacciai e – ahinoi! – recenti nevai, e ancora i boschi, le rocce, ogni forma animale e ogni suono persino i campani dei bovini, ovini e caprini che pascolano da queste parti.

Ecco… quest’ultimo è un argomento molto spinoso soprattutto in virtù del conflitto di interessi tra la pastorizia  (l’uomo) e la reintroduzione del lupo (la natura) che vede come ultima conseguenza quella dei collari antilupo ai cani-pastore.

Il pastore è probabilmente una figura chiave nel rapporto uomo-montagna e quindi anche in chiave paesaggistica. È lui il primo uomo ad abitare la montagna, il primo a conoscere i posti, le fontane, i sentieri.

Il pascolo bisogna che sia ben regolato, come – mi pare – si sta facendo sul Pollino: il necessario per far sopravvivere poche masserie e per non perdere l’abitudine, la tradizione, la figura del pastore, del massaro dalla montagna, non eccessivo per non alterare (eccessivamente) l’ecosistema. Pare che ci siano dei caprioli sul Pollino e che riescono a sopravvivere nonostante l’allevamento. Mi piacerebbe fotografare uno di questi esemplari in piena libertà. Ma è difficilissimo.

Dunque il paesaggio naturale può esistere, l’uomo può convivere con la natura, ma solo se l’uomo decide e ammette di non essere più forte di essa.

Centro di Riciclo di Vedelago (Tv) – Riciclo al 99%

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Per far capire al meglio il concetto di riciclo-riutilizzo-raccolta differenziata, gli amici di Beppe Grillo di Venezia sono andati ad intervistare l’imprenditrice del Centro di Riciclo di Vedelago (Tv) a 30min da Venezia.Nel centro di riciclo di Vedelago, da maggio 2007, è stata inventata (made in Italy) una nuova tecnologia per recuperare lo scarto di materiale plastico che si otteneva con il trattamento meccanico. Risultato 99% di riciclo. Ci sono Coreani, Svizzeri, Tedeschi, Olandesi che stanno comprando gli impianti e il materiale che producono, in Italia stanno lavorando con dei comuni in Sardegna.

Inceneritori e disinformazione

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Una vera storia di disinformazione.

Cosa sono le Nanoparticelle emesse dagli inceneritori?

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Il Dott. Montanari spiega cosa sono le Nanoparticelle. Dopo aver visto il video non avrete nessun dubbio sul perchè non si devono costruire gli Inceneritori

La storia delle cose

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Che simpatica favoletta!

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