contro lo sgombero dei rom a Cosenza

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http://www.naturalmenteandrea.it/photo/photo_teller/presidio_no_sgombero_rom_CS/

L’ennesimo passo indietro… dopo esser riusciti ad annullare i “fogli di via” al precedente prefetto di Cosenza che risultavano violare la legge, ora un altro, un nuovo prefetto, ne emette altri.
Sicuramente una importante spinta arriva dalla amministrazione comunale di Cosenza del sindaco Perugini che, non riuscendo a progettare dinamiche di integrazione con queste genti, non sa far altro che scacciarli via.
Le associazioni continuano nel loro percorso di amicizia riscoprendo sicuramente persone più vere di noi altri.

 

Per quanto proverete a disfarvi di queste genti, per quanto vi stiano antipatiche… continueranno a bussare alle vostre porte!
Sindaco Perugini, guarda queste facce, guarda che sono cattivi!
Perché non chiedi diretamente di ucciderli tutti?

incapaci di origine?

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Come sempre c’è un valico che ha qualcosa di "magico".

Con l’auto andiamo dietro il palazzo della provincia di Cosenza, situato lungo la Strada Statale 107, a fianco c’è il palazzone di una Banca che ovviamente non è Banca Etica. Gradualmente la popolazione delle fosse della strada aumenta.

Poi c’è il "valico magico": il sottopassaggio della ferrovia, destinata com’è in Calabria a strozzare foci di fiumi e a segnare i confini di aree degradate, abitate da spazzature di ogni genere.

Si presenta ai miei occhi un girone dantesco, baracche esternamente costrette a combattere con le intemperie e dentro specchio di un’umanità in cerca di normalità.

E’ un campo rom, ma non credo sia meglio degli altri che ho visitato, probabilmente qui l’alito delle istituzioni si fa ancora più pesante. A febbraio è stato infatti recapitato a questi nostri fratelli un’ordinanza di sgombero per occupazione di suolo demaniale (tenuto molto bene, in verità) e soprattutto incapacità di dimostrare un paese d’origine.

Ovviamente non sono soli, c’è tutta la rete delle associazioni che sta lottando affinché questa ordinanza non divenga fattiva.

Non incrociamo le dita, lottiamo!

video “il cuore rallenta la testa cammina”

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Di queste foto ho già parlato. Credo che al buon Faber non dispiaccia questo accostamento della sua Khorakhané a questi scatti.

 

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

 

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali

il cuore rallenta la testa cammina

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Visitando i posti dove i nostri fratelli di etnia rom vivono ho avuto l’impressione di essere cattivo, ho avuto la sensazione di abitare un mondo cattivo in cui le minoranze non hanno il diritto di vivere secondo i propri costumi. Ovvio che questo non  giustifica molti crimini che vengono imputati a loro, ma non è un popolo cattivo, forse molto istintivo, ma sicuramente meno cannibale di noi che ci diciamo civili.

No, io non sono civile… perché non li avrei relegati alle periferie più degradate della mia città.

Io sono razzista… sì, sono razzista, incivile e carceriere.

Questa raccolta di immagini è il risultato di tre esperienze nei campi rom di Torre Annunziata (NA), Palermo (La Favorita) e un incontro in piazza a Lecce, sempre guidato dalle suore comboniane, i padri comboniani o i laici comboniani.

Alterno un bianco e nero paesaggistico ad un volto a colori con l’intenzione di far vedere la loro bellezza e lo squallore dei luohi dove sono relegati; tutta la galleria è compresa tra due foto di due splendidi ragazzi in due espressioni differenti, una più seria, pensierosa, l’altra del tutto giovanile, gioiosa… sorridente!

È il suo giocattolo, è il suo specchio

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È il suo giocattolo, è il suo specchio

A Gennaio questa foto è una delle cinque vincitrici del concorso fotografico per la Giornata della Memoria 2009 dell’Università della Calabria dal titolo "vedere l’altro".

La foto è un ritratto rubato, scattato al campo Rom de La Favorita di Palermo.
La bimba, di spalle, non solo è la negazione dell’immagine, la nonimmagine, ma soprattutto, come recita il titolo, sottolinea la semplicità e la tranquillità di questo popolo e precisamente dei suoi bambini, così giocherelloni e già così adulti, così sfruttati e malveduti, così orfani della propria infanzia. Racconta l’infinita Shoah di un popolo che – come direbbe Fabrizio De André – meriterebbe per il fatto stesso che gira il mondo da circa duemila anni senza armi il premio per la pace in quanto popolo purtroppo i nostri storici, ma non solo i nostri, preferiscono considerare i popoli non soltanto in quanto tali ma in quanto organizzati in nazioni o addirittura Stati e si sa che i Rom non possedendo un territorio non possono considerarsi nazione né Stato" (Fabrizio De André, Ed Avevamo gli occhi troppo belli – Princesa e i Rom).
Ancora oggi la loro Shoah, il loro sacrificio umano non finisce nonostante la cittadinanza: italiana.

 

Dedico questo piccolo successo a loro,
i Rom
e soprattutto ai loro splendidi bimbi.