Dicembre 11, 2008
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Nella continua ricerca sul tema del paesaggio (su questo blog iniziata qui) è fondamentale il mio incontro con la montagna e soprattutto con il massiccio del Pollino, naturale confine tra Calabria e resto del mondo.
Il fascino di questa montagna sta nell’accostamento di forme così estreme, così assurde da suscitare sensazioni davvero profonde nel visitatore.
Queste forme sono: le sagome delle montagne (ricordando che la cima più alta, 2267m, si chiama Dolcedorme proprio perché a vederla da lontano sembra una donna che dolce dorme), le forme dei Pini Loricati, che secchi continuano a far vivere il paesaggio dei loro suggestivi chiarissimi scheletri (vedi foto), i prati di quota che ritagliano aria dalla quota delle cime rievocando antichi ghiacciai e - ahinoi! - recenti nevai, e ancora i boschi, le rocce, ogni forma animale e ogni suono persino i campani dei bovini, ovini e caprini che pascolano da queste parti.
Ecco… quest’ultimo è un argomento molto spinoso soprattutto in virtù del conflitto di interessi tra la pastorizia (l’uomo) e la reintroduzione del lupo (la natura) che vede come ultima conseguenza quella dei collari antilupo ai cani-pastore.
Il pastore è probabilmente una figura chiave nel rapporto uomo-montagna e quindi anche in chiave paesaggistica. È lui il primo uomo ad abitare la montagna, il primo a conoscere i posti, le fontane, i sentieri.
Il pascolo bisogna che sia ben regolato, come - mi pare - si sta facendo sul Pollino: il necessario per far sopravvivere poche masserie e per non perdere l’abitudine, la tradizione, la figura del pastore, del massaro dalla montagna, non eccessivo per non alterare (eccessivamente) l’ecosistema. Pare che ci siano dei caprioli sul Pollino e che riescono a sopravvivere nonostante l’allevamento. Mi piacerebbe fotografare uno di questi esemplari in piena libertà. Ma è difficilissimo.
Dunque il paesaggio naturale può esistere, l’uomo può convivere con la natura, ma solo se l’uomo decide e ammette di non essere più forte di essa.

Novembre 24, 2008
Percorsi
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In Aspromonte un altro posto davvero delizioso e facilmente accessibile è monte Fistocchio. Anticamente, e i ritrovamenti confermano questa tesi, questo monte era un punto strategico per gli avvistamenti poiché da qui si gode di una splendida veduta sia sul versante Tirrenico che su quello Ionico. Delle cime Aspromontane monte Fistocchio è la terza da nord dopo Misaafumera e Scorda. La vegetazione è mista: sulle pendici tirreniche c’è un bosco misto a faggio e abete bianco, convivenza rara e indice di alto grado di biodiversità dell’ecosistema, e sul versante ionico il bosco è prevalentemente di pini. Tuttavia dalla strada asfaltata alla cima c’è un gradevolissimo prato di quota che consente di arrivare in cima a vista e godere oltre che della veduta sui due lati della dorsale anche del versante settentrionale delle più alte cime dell’alpromonte: il monte Cannavì, il Puntone l’Albara, la Guardia del Falcone e Montalto. In questa zona con alcuni accorgimenti (ad iniziare dal silenzio) è probabile l’incontro con lo scoiattolo nero appenninico. una foto

veduta da nord sulle cime più alte dell’Aspromonte

uno splendido esemplare di scoiattolo nero appenninico (purtroppo fotografato male)
Maggio 8, 2008
Percorsi
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Visualizzazione ingrandita della mappa
Ecco la mia prima proposta di escursione. Siamo in Aspromonte, ci dirigiamo nel cuore di questa splendida, verdissima montagna. Punto di riferimento l’ex-sanatorio oggi sede della Comunità Incontro. Venendo da nord, quindi dall’incrocio del Crocifisso con direzioni Zomaro-Trepitò, Platì-Bovalino, Santa Cristina, Sanatorio-piani di Carmelìa, una volta giunti all’incrocio in prossimità del Sanatorio proseguire sulla strada principale e alla prima area di sosta; venendo da sud, cioè i piani di Carmelia, fermarsi alla piazzola sulla destra poche centinaia di metri prima del bivio per il Sanatorio. Dalla macchina entrare nel bosco dal lato di monte e dirigersi leggermente verso sud, il sentiero è poco tracciato, comunque in ogni caso non attraversare il vallone salendo si giungerà ai segni più chiari del sentiero che porta al punto di sella tra le due cime. Salendo si attraversa uno splendido bosco di faggio a tratti con esemplari di abeti. Si può arrivare in cima anche a sentimento spostandosi un da più a nord (quindi guardando al cima a sinistra) e attraversare la stupendo bosco di abeti, una volta molto più presente su tutto l’appennino, oggi raro. In poche decine di minuti si arriva sullo splendida cima del monte Misafumera (1390 m s.l.m.) da dove si ha uno splendido colpo d’occhio su tutto il versante tirrenico dell’Aspromonte fino ai monti di sant’Elia e su tutta la Piana di Gioia Tauro e sul versante Ionico sulla vallata del torrente Acone e la fiumara Careri fino alla costa e gli abitati di Ardore, Bovalino e Bianco. Una volta visitata la cima scendere e dirigersi, seguendo il sentiero tracciato, si attraversano diversi prati, in primavera stupendamente fioriti, si godono di diverse viste panoramiche. Quando il sentiero si biforca prendere il sentiero che sale e successivamente quando si nota che va scendere sul versante ionico abbandonare il sentiero e continuare a sentimento. Poco dopo si arriverà ad una carrareccia, attraversarla e poco più sopra c’è lo splendido minuscolo giardino di monte Scorda, pochi metri quadrati di prato, splendida pace. Si consiglia di visitare anche il prato poco oltre scendendo. Per tornare ripercorrere il tracciato percorso.
Marzo 5, 2008
Articoli, fotograficamente
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All’università insegnano che ormai non esiste più un paesaggio naturale.
L’uomo ha cambiato ogni paesaggio direttamente o indirettamente (leggi cambiamenti climatici) da poter affermare che non esiste più un paesaggio naturale.
Sin dal primo momento non mi sono trovato d’accordo, nonostante le ulteriori spiegazioni dei docenti io ho continuato a pensare che non può essere così e non perché per me paesaggio naturale è qualcosa di poco naturale, ma forse solo perché penso che l’uomo sia, o megio possa essere, un elemento della natura.
E’ chiaro che una città per quanto zeppa di parchi non sarà mai un elemento naturale nel paesaggio, ma un paesino dove tutte le case sono fatte in pietra e calce con i tetti in pietra e le travi in legno… dove non arrivano automobili, ma solo viandanti, escursionisti, viaggiatori, pastori o boscaioli.
Un’ora di cammino, a piedi lungo le irte pendici di uno splendido castaneto fonte di legname per le popolazione del posto popolata qua e là da semplicissime costruzioni in pietra, calce e legno usate come abitazione o stalle. Un’ora.
Io mi sono convinto che lissù il paesaggio e la vita sia naturale. Ala fine, le formiche non impattano in qualche modo sul paesaggio con i loro formichieri? E gli stormi di scuri uccelli? E cosa dire degli elefanti? E delle grida moleste di alcune specie di scimmie nel cuore ella foresta? Non è forse un impatto ambientale? E dell’attività di pascolo capace di distruggere interi boschi?
E l’uomo cos’è se non un animale evoluto? Un animale che vive nella comodità…
Dunque l’uomo può anche essere coautore di un paesaggio naturale!

Giugno 21, 2007
Poesie, fotograficamente
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Arrivò nella vallata il giovane
per immergersi si guardava intorno,
cercava il mare che non trovò mai lì,
cercava le montagne.
Oh sì, quelle sì!
A destra, a sinistra,
e col cielo chiaro
lì spuntava un cucuzzolo
e in fondo una che sembrava un calvo!
Li sognò tutti e due lungamente.
Un giorno non programmato:
"andiamo sul Cocuzzo"…
Cielo che nutre terra,
terra che ricambia con vita,
vita che esplode in colori
Un mio amico avrebbe recitato così:
“Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri
Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore
Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai
Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia."
—
Ho sempre notato questa anomalia morfologica delle montagne intorno alla mia città universitaria, ne sono sempre stato fortemente attratto, e quando arrivato, la presenza delle nuvole non è stato motivo di tristezza perchè ho realizzato quanto facciano parte di questo angolo di paradiso.
Al mio dio pagano: Fabrizio