Vita, libertà, coraggio: “Tango”

6:59 pm comunicati, fotograficamente

Tango

di Chiara Carpinteri

La platea a poco a poco si riempie, ad un tratto si spengono le luci ed ecco che lo spettacolo inizia. Da subito l’atmosfera si fa emozionante: il regista Enzo Ruta, prima di introdurre, rende omaggio all’artista Lucio Dalla venuto a mancare improvvisamente in questi giorni, leggendo i versi di una sua canzone, “Le rondini”. Da lì, un lungo e sentito applauso ad un artista che ha emozionato e continua a farlo con i testi che ha lasciato. Il sipario del Teatro Garibaldi di Modica si apre e sulle note di “Libertango”, suonata dal vivo da Lino Gatto e Daniele Ricca, inizia “Tango” di Francesca Zanni, con la regia di Enzo Ruta. Sulla scena i due attori Alessandra Pitino e Daniele Cannata iniziano a dare vita e voce con sensibilità e fermezza a due delle tante identità negate nell’Argentina dei desaparecidos, gli scomparsi, rapiti e annullati perché diversi da ciò che imponeva il sistema: una madre sequestrata, alla quale viene tolta la vita e il diritto di essere genitore ed un figlio, il suo, illegalmente affidato alla famiglia di un generale dell’esercito, il suo stesso assassino. Attraverso apparenti monologhi paralleli, che si incastrano in modo ora lento, ora incalzante, si delinea la trama della loro storia, una delle tante; a poco a poco, i frammenti di vita e le emozioni narrate al pubblico permettono allo spettatore di unire i pezzi delle due vite vissute parallelamente, anche se lontane temporalmente. I destini dei due personaggi si “incontreranno” simbolicamente nel tango conclusivo.

Sullo sfondo di questa terribile pagina di storia ci sono trentamila scomparsi, e fra questi cinquecento di nazionalità italiana, di cui quarantacinque nati in Italia. Il testo di Francesca Zanni è un alto esempio di teatro di denuncia civile che vuole restituire a queste persone memoria e identità. Questo testo – scrive il regista Enzo Ruta – mi ha intrigato sin dalla prima lettura per la sua scrittura e per la sua tematica, ed eccomi qui – continua – a portare in scena la follia del potere militare, di una dittatura che ha fatto sparire un’intera generazione, fatta rivivere solo grazie all’azione testarda e costante delle madri, “les madres” e delle nonne, “les abuelas” di Plaza de Mayo.

Con questo spettacolo si è chiusa domenica 4 marzo la rassegna “La follia in scena. parte prima” dando memoria e coscienza, anche grazie all’intensa interpretazione dei due attori, ad un pezzo di storia dell’umanità che non si conosce e rischia di essere dimenticato.

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