reportage fotografico socio-architettonico su Rosarno

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Credo (e per certi versi spero) che questa galleria sia l’ultima della serie su Rosarno.

Ormai non c’è più molto da fotografare, al massimo qualche politico che verrà a fare inutile campagna elettorale.

Questo reportage potrà sembrare banale, scontato, privo di originalità, di soggetti, ma il punto è proprio questo: l’abitato di Rosarno è così, o almeno è così che io l’ho visto.

Lascio parlare le fotografie, se non si non capisce ci sono due spiegazioni: o io non sono stato capace (cosa probabilissima) di raccontare la normalità di un centro abitato oppure l’osservatore è troppo abituato ad una realtà simile… le periferie delle grandi città e alcuni paesi in Italia e non solo sono molto simili.

Di seguito una selezione delle foto che sono visionabili nella galleria.

La chiesa nel paese è presente

Lo stadio comunale e una "conversazione all’angolo"

Camminando per le strade

Il contrasto tra lo sforzo in "belle" opere e il degrado architettonico

Vetri rotti, da poco o dall’incuria

quel che resta (alla Rognetta dopo le ruspe)

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Oggi sono tornato a Rosarno.

Sono arrivato alla Rognetta dove, convinto che avrei trovato solo muri, invece ho scattato un po’ di foto ancora tutti gli indumenti e gli "arredamenti" delle baracche e dei containers erano lì… qualcosa mi dice che i migranti non siano stati invitati molto gentilmente a lasciare "casa loro"…

Metto un po’ di foto, ma ovviamente sono tutte visionabili dalla galleria.

un po’ di ironia

Ingresso del campo e del fabbricato

Dentro

Capanne, annus domini MMX

Brandelli e riflessi

La scala di filo e il bike-discount

 

scegli: rinchiuso o deportato?

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Oggi parlo di oggi.

Poche parole per accompagnare immagini fin troppo eloquenti e probabilmente poco spettacolari per quei palati che si curano con Auditel, ma io racconto e basta, nessun’altra pretesa.

Quattro i capitoli: partenze, strascichi (di ieri), attese, racconti.

Partenze
Appena arrivato erano già in movimento altri pullman per cercare di sgomberare dopo la Rognetta anche l’ex Opera Sila-ESAC-ARSSA. Ovvio che tutto era gestito molto umanamente con un megafono.








Strascichi
Le due giornate precedenti hano duramente segnato le strade di Rosarno pensano tutti e invece no, slo quelle vicino a dove abitavano i migranti.
Mi soffermo sulla foto del ferito e dell’ambulanza. Un ragazzo rimasto ferito ieri stamattina si è sentito nuovamente male: frattura non diagnosticata! Ma come si fa a non accorgersi di una frattura??? E’ stato portato nuovamente all’ospedale…




Attese
Attese dei datori di lavoro affinché pagassero il dovuto, attese di documenti riposti altrove, dove poi è stato appiccato fuoco da alcuni ragazzacci rosarnesi che bisogna tollerare più di troppo, attese di pullman, di treni, di speranze, di vite migliori…



Racconti
Per ricordarci quel proverbio africano che tanto non piace a noi "ogni paese è i suoi uomini" e allora io parlo di chi non andr° via fin quando non avrà il suo salario, di chi crede di trattare questa gente con i guanti di velluto e chi è convinto che la ‘ndrangheta in questo fenomeno non c’entri niente.

In sintesi
La mia sintesi è molto semplice: abbiamo risolto il problema con il metodo ariano: lager + deportazione!

come bestie

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"Come bestie - abitazioni di Africani a Rosarno 2009/’10" è un nuovo capitolo di un libro scritto con sangue e sudore di persone che arrivano in Italia per lavorare, scappando da miseria, persecuzioni politiche e guerre e non trovano altro che altra violenza, altra povertà.

Avevo scritto anche un anno fa nel post amare… arance amare interrogandomi sull’invisibilità di queste persone. Oggi pubblicamente al tg il prefetto ha confessato che esistono che le ha incontrate e che farà qualcosa per loro.

Con l’associazione Mammalucco onlus (di cui faccio orgogliosamente parte), sostenuti dalla Caritas diocesana, abbiamo preparato una cena con ricetta africana che è parsa gradita, più che altro per il fatto che abbiamo portato i djembé e i ragazzi si sono divertiti un po’, si sono svagati, hanno ballato sui loro ritmi, ad occhi chiusi, probabilmente ricordando la polvere africana.

Subito dopo l’associazione Mammalucco onlus (di cui faccio orgogliosamente parte) ha fatto una colletta tra le nostre amicizie e famiglie e abbiamo comprato tre djembé che abbiamo loro regalato il 6 gennaio con l’auspicio che potessero rallegrarsi talvolta.

Da questa esperienza è nata una raccolta di foto che andrà crescendo…
In quel pomeriggio del 30 dicembre 2009 ho avuto modo di fare una passeggiata dentro il principale capannone, scattare qualche foto alle loro "abitazioni" evitando di cogliere i loro volti per non essere riconosciuti dalle mamme che come si sa hanno poteri superiori e riescono a sapere sempre tutto.

Le foto sono visitabili anche dalla seconda pagina della galleria.











trapasso di decennio

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Ero in treno il secondo giorno del nuovo decennio e mi dirigevo verso nord di qualche centinaio di chilometri per rivedere delle vecchie amiche.

Leggevo la camera chiara di Roland Barthes quando alzando gli occhi verso la parte opposta al mio finestrino intravedo nonostante il piccolo campo visivo l’arcobaleno, un arcobaleno stupendo, forte, intenso… sorrido e continuo a leggere.

Il viaggio lentamente continua e l’arcobaleno si presenta anche sul mio lato, il signore di fronte a me tira la tendina per non esser accecato dal sole e io ho maledetto il mio non possedere un grandangolo ma ci provo lo stesso, la luce sul suo volto è troppo stupenda e fuori quell’arcobaleno (in realtà doppio) è una splendida cornice. Prendo la macchina, allargo a 18mm, chiudo a f/8 per avere una discreta profondità di campo e nitidezza e mi spingo a 500 ISO, -2/3 l’esposizione… ok, il tempo è sufficientemente veloce! Lui china leggermente il capo come per uscire dal fotogramma, dalla storia.
Rabbrividisco… non vedo già l’ora di tornare a casa e godermela.
Non vedo l’ora di stamparla enorme!

trapasso di decennio