Carovana Missionaria della Pace 2008 “Libera la Parola!”

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Libera la ParolaQuando senti il desiderio di comunicare e uscire da te stesso, guardarti intorno, metterti in cammino con gli ultimi, quando ti impegni per la giustizia, la pace, la riconciliazione… è allora che sei in Carovana!

Perchè continuare da solo?

C’è bisogno di comunità e c’è bisogno di esprimere comunità. E c’è l’urgenza di riconoscersi in valori condivisi e di riempire di significato e di azione la parola pace. Riaffermare che essere costruttori di pace vuol dire fare comunità, operare per la giustizia, avere a cuore la dignità e i diritti di ogni persona, tenere lo sguardo aperto sul mondo.

Perciò anche quest’anno la Carovana si rimette in cammino, riannodando il filo di un discorso e di un percorso che non si è mai interrotto a partire dal Giubileo del 2000. Una delle leve propulsive di quel Giubileo fu ‘liberare i paesi poveri dal debito estero’, mettersi in sintonia con il sud del mondo, mettere in discussione le scelte economiche e politiche del nord del mondo. Da allora si sono susseguite tre carovane (anno 2002 – 2003 – 2004), che hanno condiviso progetti e creato relazioni tra associazioni e enti locali, tra gruppi missionari e realtà giovanili, tra donne e uomini di buona volontà.

Si riparte dunque dalla Parola. Liberare la Parola significa far si che chi parla possa essere ascoltato, recuperare la bellezza e il senso del comunicare, far fluire la parola-progetto, assumersi la responsabilità anche di denunciare. Ma liberare la Parola significa – soprattutto per i cristiani – saper di nuovo ascoltare e diffondere lo scandalo della Buona Notizia del Vangelo.

La scelta dell’itineranza dà modo di andare incontro all’altro, vincendo le abitudini, esponendosi all’autocritica, superando il rischio dell’immobilismo e della rassegnazione. L’itineranza ci induce a misurare le distanze tra le diverse culture e condizioni sociali, e a mettere meglio a fuoco parole come legalità, rifiuti, acqua, territorio, immigrazione, cittadinanza, memoria.

Andiamo ad incontrarci così sulle strade e nelle piazze del nostro paese, ad ascoltare la voce delle comunità locali e quella di testimoni del nord e del sud del mondo.

La Carovana muove da tre diverse aree geografiche del Paese: Sud (Puglia, Campania, Calabria, Sicilia) – Centro (Toscana, Lazio) - Nord (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia), per ricongiungersi a Roma il 4 e 5 ottobre, con l’evento conclusivo della Celebrazione Eucaristica all’Abbazia delle Tre Fontane.

La Carovana Missionaria della Pace 2008 è proposta dagli Istituti Missionari e dai Centri Missionari Diocesani, con il sostegno del Segretariato Unitario di Animazione Missionaria. Vuole fare causa comune con tutti coloro che credono nella costruzione di una società più giusta e solidale.

Perchè continuare da solo? Insieme, rimettiamoci in cammino!

Libera la Parola

pericolosissimi gavettoni

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Come nascono le guerre?
Generalmente perché qualcuno vuole prendere qualcosa che appartiene a qualcun altro.
Ad esempio la terra e l’acqua che gli europei hanno rubato agli indiani, le risorse che gli europei hanno rubato alle rispettive colonie fino a buona parte dello scorso secolo (e oggi ancora, ma più elegantemente), oggi si parla di guerre per il petrolio.

Il fatto è questo.

Ci sono tre famiglie, ognuna con la propria casa e stanno tutte e tre lungo un torrente: le loro attività, oltre che naturalmente le loro vite, dipendono fortemente da esso.
La famiglia Del Turco sta un po’ più in sopra della famiglia Racheni e della famiglia Siriani.
Un giorno la famiglia Del Turco ha occasione di comprare un enorme appezzamento di terreno poco più sopra della propria casa e quindi usa il torrente per irrigare.
Gli affari dei Del Turco vanno a gonfie vele, ma i Siriani e i Racheni devono andare altrove perché ne torrente non c’è rimasta più acqua.

E’ un rifacimento di una storia di tre popoli da sempre in conflitto, ora per l’acqua!

Si vuole costruire una diga in Turchia a pochi chilometri dal confine Sirio-Iracheno.
Questo oltre ai soliti problemi delle dighe: distruzione di interi ecosistemi spesso anche importanti e di valore, evacuazione di intere popolazionei (nel caso solo 55mila persone), nel caso particolare verrebbe sommerso anche unprezioso elemento  del patrimonio storico-archeologico-culturale dell’umanità, tutta l’umanità.
Questa diga vìola la convenzione UN-CE sulla protezione e l’uso di acque e laghi internazionali e la Convenzione UN-ECE sulla valutazione d’impatto ambientale in ambito transnazionale, la Direttiva-quadro UE sull’acqua (che prevede la gestione delle acque a livello di bacino idrografico.

ulteriori informazioni qui:
Suav
Socialpress
Forum Italiano dei movimenti per l’acqua
StopIlisu

Firma la petizione

il paesaggio naturale

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All’università insegnano che ormai non esiste più un paesaggio naturale.
L’uomo ha cambiato ogni paesaggio direttamente o indirettamente (leggi cambiamenti climatici) da poter affermare che non esiste più un paesaggio naturale.
Sin dal primo momento non mi sono trovato d’accordo, nonostante le ulteriori spiegazioni dei docenti io ho continuato a pensare che non può essere così e non perché per me paesaggio naturale è qualcosa di poco naturale, ma forse solo perché penso che l’uomo sia, o megio possa essere, un elemento della natura.
E’ chiaro che una città per quanto zeppa di parchi non sarà mai un elemento naturale nel paesaggio, ma un paesino dove tutte le case sono fatte in pietra e calce con i tetti in pietra e le travi in legno… dove non arrivano automobili, ma solo viandanti, escursionisti, viaggiatori, pastori o boscaioli.
Un’ora di cammino, a piedi lungo le irte pendici di uno splendido castaneto fonte di legname per le popolazione del posto popolata qua e là da semplicissime costruzioni in pietra, calce e legno usate come abitazione o stalle. Un’ora.
Io mi sono convinto che lissù il paesaggio e la vita sia naturale. Ala fine, le formiche non impattano in qualche modo sul paesaggio con i loro formichieri? E gli stormi di scuri uccelli? E cosa dire degli elefanti? E delle grida moleste di alcune specie di scimmie nel cuore ella foresta? Non è forse un impatto ambientale? E dell’attività di pascolo capace di distruggere interi boschi?
E l’uomo cos’è se non un animale evoluto? Un animale che vive nella comodità…
Dunque l’uomo può anche essere coautore di un paesaggio naturale!

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