Vita, libertà, coraggio: “Tango”

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Tango

di Chiara Carpinteri

La platea a poco a poco si riempie, ad un tratto si spengono le luci ed ecco che lo spettacolo inizia. Da subito l’atmosfera si fa emozionante: il regista Enzo Ruta, prima di introdurre, rende omaggio all’artista Lucio Dalla venuto a mancare improvvisamente in questi giorni, leggendo i versi di una sua canzone, “Le rondini”. Da lì, un lungo e sentito applauso ad un artista che ha emozionato e continua a farlo con i testi che ha lasciato. Il sipario del Teatro Garibaldi di Modica si apre e sulle note di “Libertango”, suonata dal vivo da Lino Gatto e Daniele Ricca, inizia “Tango” di Francesca Zanni, con la regia di Enzo Ruta. Sulla scena i due attori Alessandra Pitino e Daniele Cannata iniziano a dare vita e voce con sensibilità e fermezza a due delle tante identità negate nell’Argentina dei desaparecidos, gli scomparsi, rapiti e annullati perché diversi da ciò che imponeva il sistema: una madre sequestrata, alla quale viene tolta la vita e il diritto di essere genitore ed un figlio, il suo, illegalmente affidato alla famiglia di un generale dell’esercito, il suo stesso assassino. Attraverso apparenti monologhi paralleli, che si incastrano in modo ora lento, ora incalzante, si delinea la trama della loro storia, una delle tante; a poco a poco, i frammenti di vita e le emozioni narrate al pubblico permettono allo spettatore di unire i pezzi delle due vite vissute parallelamente, anche se lontane temporalmente. I destini dei due personaggi si “incontreranno” simbolicamente nel tango conclusivo.

Sullo sfondo di questa terribile pagina di storia ci sono trentamila scomparsi, e fra questi cinquecento di nazionalità italiana, di cui quarantacinque nati in Italia. Il testo di Francesca Zanni è un alto esempio di teatro di denuncia civile che vuole restituire a queste persone memoria e identità. Questo testo – scrive il regista Enzo Ruta – mi ha intrigato sin dalla prima lettura per la sua scrittura e per la sua tematica, ed eccomi qui – continua – a portare in scena la follia del potere militare, di una dittatura che ha fatto sparire un’intera generazione, fatta rivivere solo grazie all’azione testarda e costante delle madri, “les madres” e delle nonne, “les abuelas” di Plaza de Mayo.

Con questo spettacolo si è chiusa domenica 4 marzo la rassegna “La follia in scena. parte prima” dando memoria e coscienza, anche grazie all’intensa interpretazione dei due attori, ad un pezzo di storia dell’umanità che non si conosce e rischia di essere dimenticato.

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Rossella libera, subito!

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Rossella Urru, 27 anni, è una  giovane cooperante sarda. La sua una scelta netta, decisa: quella di dedicare la vita agli altri. Soprattutto donne e bambini. Da Samogheo, in provincia di Oristano, è partita alla volta dell’Algeria per conto dell’ong Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli). Lì, nella notte tra il 22 e il 23 Ottobre, è stata rapita insieme a due colleghi spagnoli. A compiere l’atto criminale, con tutta probabilità, il gruppo estremista Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya (Movimento Monoteista per il Jihad in Africa occidentale), cellula fuori controllo dell’Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico).

Ad oggi, dopo quattro mesi, non ci sono notizie ufficiali di Rossella.
Giorgio Napolitano, che il 20 Febbraio ha incontrato la famiglia Urru, ha comunque espresso delle rassicurazioni sulle sue condizioni.

L’unità di crisi della Farnesina, in stretto contatto con il ministro Giulio Terzi di Sant’Agata, ha messo in moto la macchina diplomatica per ottenere il rilascio di Rossella e dei suoi colleghi.

naturalmenteAndrea aderisce al bloggin day del 29 Febbraio per chiedere la liberazione di Rossella Urru. E per far si che i media ritornino a puntare i riflettori sulla cooperante in mano alle milizie islamiche.

Rossella libera, subito!

corso di fotografia – creare un racconto per immagini

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Dal 24 febbraio 2012 si terrà ogni venerdì alle 18.00 presso il Circolo Di Vittorio a Modica Alta (RG) il primo “Corso di fotografia – creare un racconto per immagini”

L’obiettivo è provare a restituire all’immagine la sua forza comunicativa, il suo potenziale espressivo e narrativo, non solo raffigurativo.
Ogni incontro si dividerà in:

  • una parte più nozionistico-teorica per poter apprendere le leggi, la tecnica, le regole e i buoni usi in fotografia;
  • una fase in cui si discuterà insieme su fotografie dei più grandi fotografi della storia, ma soprattutto di scatti portati dagli stessi corsisti.

Il corso trova il suo culmine nella redazione di un proprio racconto fotografico che poi verrà discusso insieme a tutti i corsisti nell’ultimo incontro… e in qualche sorpresa che verrà svelata al corso stesso!

Tutte le info disponibili qui.

“abstract aromas” SEVENdays-IN

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SEVENDAYS-IN

SEVENDAYS-IN sceglie dei fotografi per creare un’emozione per il mondo in cui viviamo. Le foto scelte possono essere poi acquistate stampate in grandi formati su carta matte di primissima scelta.

Ogni settimana viene scelto un fotografo, che resta in vetrina con una foto al giorno.

Sono state scelte dunque sette fotografie della collezione aromi astratti che sono andate a formare una galleria.

Mi è stato chiesto inoltre di accompagnare le foto con del testo, e io molti anni e vicende da i sentimenti della natura, mi sono messo a scrivere.

Le foto


pugno rosso
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
Arriva dritto in testa un colpo forte, che ben si stacca dallo sfondo così impastato di ricordi del circostante.

solletico
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
Ed ecco un solletico che stuzzica il palato e che da lì viaggia verso le periferie del corpo portando colore e allegria.

l’abbraccio
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
La testa si china automaticamente al vicino in cerca di tenerezza, di attenzione.

il becco
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
Pungenti e incredibili sensazioni che non possono più esser taciute e allora giù alla ricerca dei più disparati aggettivi… da leccarsi i baffi!
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oltre il tepore
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
Traspare energia al di là della frontiera clorofillea, il tepore trafigge la cortina di verdume accendendone i suoi ricordi più esotici
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la creazione
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
Nel buio di una grotta dove è nato l’uomo c’era una scintilla vegetale che teneva compagnia e lasciava attendere la primavera
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cromo-ipnosi
La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi… e…
Giù di lì, vien di quà…
Giù di là, vien di quì…
Giù di lì, vin di quà…

gli aromi astratti

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La reazione comune di quando si odora è di chiudere gli occhi…
Cosa si veda in quel momento non è dato saperlo, ognuno ha la sua percezione.

“Gli Aromi Astratti” non è l’incontro di un agronomo bizzarro con un fotografo pazzo… non solo.
Questa raccolta vuole essere una ricerca espressiva tra le sfumature degli odori, tra gli aromi dei colori fino ad arrivare ai contorni dei sapori.
Si tratta dunque di un tentativo di ridonare ad ogni pianta la sua reale identità, la sua anima, ossìa il suo odore. Questo processo avviene però tramite il senso della vista in modo da poterne portare o mandare ovunque un ricordo.

gli aromi astratti
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t’amo senza sapere come

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di Chiara Carpinteri

“T’amo senza sapere come” è il titolo che dà il nome allo spettacolo di teatro-danza scritto e diretto da Angelo Ruta, interpretato da Pietro Pignatelli e Maria Carpaneto, andato in scena giorno 15 gennaio al Teatro Garibaldi a Modica. Lo spettacolo ha aperto la rassegna “La follia in scena – parte prima” ed è tratto dalle lettere tra Sibilla Aleramo e Dino Campana. “Ho scoperto – spiega il regista – che Campana è uno dei poeti più amati tra i giovani, e uno dei più letti in assoluto”. Lo spettacolo è stato concepito come un racconto – continua – in cui le tracce biografiche emergono a poco a poco e narra di una storia per niente d’amore, alla cui disperazione si aggiunge il disperato bisogno d’amare, dell’uno e dell’altra, ciascuno a suo modo emarginato dalla morale comune. Si tratta di uno spettacolo a due voci, impreziosito da momenti di teatro-danza che rendono in modo straordinario il racconto “visivo”, scandito dalla canzone “Besame Mucho” in diverse interpretazioni, che ne fa da leitmotiv.
Una chiave di lettura quella di Angelo Ruta in questa forma di teatro più intimo che vuole porre l’accento su temi quali la libertà, la passione e la follia.
Lo spettacolo sembra essere stato particolarmente apprezzato dal pubblico: è stato naturale lasciarsi trasportare dalle emozioni e dalle infinite sensazioni che i versi delle poesie di Dino Campana recitati da Pietro Pignatelli e danzati da Maria Carpaneto hanno suscitato.
Inevitabile immergersi in quell’atmosfera di passione e tormento, tra liti e riappacificazioni e gradire la costruzione e i dettagli delle scene, i costumi e le musiche. Uno spettacolo ricco di pathos, vivo e intimo, in cui si percepisce la stessa sofferenza, gli stessi silenzi, gli allontanamenti ora dell’uno ora dell’altro racchiusi dentro il fitto scambio di lettere tra Dino e Sibilla. La danza e il teatro insieme sottolineano in modo ancora più intimo i momenti salienti di “quel viaggio che chiamavano amore..”, mettendo in risalto le sfumature di un poeta romantico e fragile, ma anche violento e instabile e di una scrittrice famosa, bella, libera, molto corteggiata, innamorata più che altro dell’idea stessa dell’amore, entrambi con alle spalle storie difficili. Pietro Pignatelli e Maria Carpaneto fanno rivivere in modo incalzante la vorticosa e folle danza di sensazioni, emozioni, gioie e dolori racchiusa nelle righe di una poesia in particolare che Dino Campana scrisse a Sibilla Aleramo:

“..le cercavamo insieme,
abbiamo trovato delle rose,
erano le sue rose,
erano le mie rose,
questo viaggio chiamavamo amore,
col nostro sangue e con le nostre lacrime facevamo le rose,
che brillavano un momento al sole del mattino,
le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi,
le rose che non erano le nostre rose,
le mie rose, le sue rose”.

(tratto da “In un momento”, di Dino Campana
a Sibilla Aleramo, 1917)

t'amo senza sapere come - la galleria fotografica
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Protesta dei forconi, Sicilia 15-20 gennaio 2012

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E’ in atto in Sicilia una protesta di autotrasportatori, agricoltori, operatori edili, commercianti e pescatori contro l’eccessiva tassazione a fronte della produttività.

Una chiara richiesta del movimento è la detassazione del carburante.

Ci sono mille punti interrogativi sul movimento, ma una cosa è certa la gente che sta in strada non ne può più, e glielo si legge sul volto.


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Esiste una diretta live sulla situazione dei blocchi, attivata dalla redazione de “il Clandestino senza permesso di soggiorno”, mensile di Modica. E’ stata creata anche una mappa.

il mare

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“sappi che preferisco non imparare la rotta per ricordarmi il mare”
Gianmaria Testa

E’ online una nuova galleria di immagini, una raccolta dedicata interamente al mare, visto da terra e a tutti i viaggi lenti, ciclici e infiniti che dona da questo punto di vista. E’ la continuazione di un’antica riflessione sul paesaggio naturale, sull’impatto dell’uomo e sulle possibilità di mescolanza tra questo essere e il suo antico habitat.

Non dimentichiamoci mai che il mare è anche dolore, sacrificio, via di fuga, come già è stato detto e catturato.

Si ricorda inoltre che è possibile ordinare delle stampe di qualsiasi dimensione per qualsiasi foto presente nella galleria e in tutto il sito.

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Ibla Buskers 2011

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Ibla Buskers 2011

Ibla perla rara della già spettacolare Val di Noto, espressione del fiore esclusivo, il tardo barocco, sbocciato sull’impianto medioevale, si prepara ancora una volta ad ospitare i buskers.
Le differenti discipline dell’arte circense si integrano, si mescolano e si offrono dirette ed immediate; la tradizione e l’innovazione si intrecciano.
Lo spettacolo va verso la gente con flessibilità; suadente, libero ed irrazionale.
La festa è l’incontro caldo che crea simbiosi, vissuta intensamente tra artisti e spettatori.
Un appuntamento, che caratterizza piacevolmente l’autunno siciliano da seguire con emozione

(tratto da iblabuskers.it)

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fotografia pubblicitaria: still-life e nature morte

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fotografia commerciale

Se si prova a fotografare una pentola di acciaio lucido nel suo abituale contesto lasciandola in luce ambiente o illuminandola con il flash attaccato alla macchina, si avrà una pentola nera nella quale si specchia tutta la cucina e un puntino bianco che è il nostro flash. Nella nostra testa invece il “concetto di pentola” non è per niente così. Noi immaginiamo una pentola di acciaio, bella lucida, con delle superfici belle bianche. Come mai? Perchè noi facciamo la “media” di tutte le situazioni in cui abbiamo osservato una pentola. Come dire che in testa ci facciamo un “film” della pentola in tutte le posizioni possibili e la riduciamo ad una immagine fissa che diventa il “concetto di pentola”.

Ludofox su Nikonclub

In un mondo in cui a regnare non sempre è la fotografia, ma più spesso l’immagine, è un interessantissimo stimolo riuscire a produrre immagini che facciano sembrare appetibili anche i pasticcini che assaggiando sono tutt’altro. Il mio consiglio dunque è: mangiare dopo!

E’ stata pubblicata una galleria con due generi di fotografia pubblicitaria: degli still life in studio e delle nature morte ambientate, dove cioè c’è anche uno sfondo a contestualizzare il tutto.

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